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Il guaio della fantascienza? L'overdose di immagini

20 Oct 2010 in news (ita) | questo post è lungo 348 parole

La fantascienza è in crisi? Certo che sì, chi può negarlo. Prendo spunto dall’interessante post di Giuseppe Granieri per esprimere il mio punto di vista sulla questione del presunto coma della sci-fi. Comincio col dire che sono pienamente d’accordo con lui quando afferma che se la fantascienza oggi ha un problema, quello è il presente. E alla sua opinione circa il fatto che il mondo odierno, grazie alla tecnologia, ha superato in velocità l’immaginazione aggiungo che oggi siamo impregnati di fantascienza. Televisione, cinema, pubblicità, videoclip musicali, fumetti, cartoon, videogiochi… il futuro è pane quotidiano. Ma nella prospettiva bidimensionale delle immagini più che in quello pluridimensionale delle idee. E’ suggestione facile, “stupore retinico”, adrenalina di pronta assimilazione. L'immagine si consuma in fretta perché si scioglie subito, come un cono gelato.

Attenzione, è solo la fantascienza scritta ad arrancare. Del resto, che bisogno c’è di cercare il domani in un testo quando lo si può “assumere” in modo molto più immediato “guardandolo” su uno schermo? Oggi non c’è più il gusto del meraviglioso e della sorpresa d’impatto, dell’invenzione pura e semplice, del lasciarsi andare. Se poi aggiungi che la scienza è rubrica fissa sui quotidiani, il gusto dell'esplorazione (spaziale e non) è morto stecchito e il senso del mistero si preferisce alimentarlo in modo morboso con la cronaca nera... tutto è presto detto. La fantascienza è messa sotto scacco dal presente e dall’overdose di suggestioni innanzitutto visive che questo ogni giorno ci offre. Non c’è proprio nessuna voglia di ascoltare che cosa hanno da raccontarci gli scrittori del genere, che al massimo il futuro possono solo farcelo “annusare”…

E per ritornare a bomba sul post di Granieri, che la fantascienza sia ovunque non è assolutamente un bene per chi la scrive. Ne sanno qualcosa proprio gli scrittori cyberpunk, i primi ad abbandonare il proscenio quando si resero conto che la coda del futuro era già tra loro. E che le loro storie rischiavano di diventare esperienza condivisa, alla portata di tutti. La fantascienza è morta in quel momento? Neanche per idea, si è solo alzata l’asticella di qualche tacca. E, per favore, chiudete gli occhi.

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