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La Sci-Fi racconta il presente: il continuum Murakami-Mieville

13 Dec 2010 in news (ita) | questo post è lungo 285 parole

futureIn questi giorni ci sono stati un po' di stimoli per riprendere il discorso iniziato qui.

Il primo è la discussione iniziata da Edward Docx sul Guardian. Come spesso accade quando si leggono su fonti autorevoli articoli con argomenti irritanti e deboli, la discussione e le reazioni tendono ad essere più interessanti. Lo snobismo di Docx contro la letteratura di genere (inferiore -per definizione- alla Letteratura con la maiuscola,  secondo lui) ha prodotto qualche riflessione che vale la pena di leggere. Abbiamo raccolto qui alcuni link.

Poi, via @SFSignal, ho trovato questo post di Eric Rosenfield che racconta di come Bruce Sterling abbia tentato di costruire un rebranding della Sci-Fi, rendendola più letteraria. Lo Slipstream, come concetto, «dovrebbe raccogliere lavori letterari con elementi di genere e lavori di genere con elementi letterari». Il post va letto, riletto e assorbito: The Murakami-Mieville Continuum.

Io agli autori citati ne aggiungerei qualche altro, come Frank Schätzing (dai un'occhiata a Quando la fantascienza è fin troppo realistica). Ma ne approfitto per cogliere lo spunto e segnalare un pezzo di Wired in cui si sostiene che «la fantascienza racconta il presente».  L'autore è Warren Ellis e il pezzo si intitola: The future isn't dead. We simply overtook it.

E per restare ai nostri autori, dopo Sterling, Paul Di Filippo scrive una bellissima recensione di Atlantis and Other Places sul Wall Street Journal. L'attacco è assolutamente pertinente al nostro discorso poichè delinea il ruolo dell'alternate history nel darci la possibilità di delineare nuovi scenari di compresione del mondo in cui viviamo.  Il titolo è bellissimo: Worlds That Never Were.

Per concludere, una citazione di J.G. Ballard, che dice: «La fiction è già qui. Il compito dello scrittore è inventare il presente».

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