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L'Editoria non può più rinunciare ad innovare

15 Jan 2011 in news (ita) | questo post è lungo 1008 parole

Alessandro ZaccuriConversazione con Alessandro Zaccuri

_Alessandro è autore di molti libri, che spaziano con eleganza dalla critica letteraria e cinematografica alla narrativa, alla saggistica. Con Il Signor Figlio (edito da Mondadori) è stato finalista al Campiello nel 2007. Con noi ha pubblicato a dicembre Il Deposito, una potente metafora del contemporaneo, una storia che racconta di un mondo in cui i libri di carta sono pericolosi agenti patogeni che la società deve combattere. _

Partiamo dalla parola che è sulla bocca di tutti: ebook.** **

** **Il Deposito«È una realtà o, meglio, una promessa con cui ho un conto in sospeso da almeno dieci anni. Nel 2000 il mio primo libro, Citazioni pericolose, fu distribuito anche in ebook da Fazi, uno tra gli editori italiani più veloci a muoversi in questa direzione. Era il periodo di Microsoft Reader e la politica sul copyright era molto rigida, tant'è vero che perfino la mia copia è rimasta intrappolata nel portatile di allora. Il mio ultimo libro, Il Deposito, è soltanto un ebook, almeno quanto a politica distributiva. Dal mio punto di vista il vero salto da compiere, adesso, sarebbe quello di superare l'idea che il libro elettronico sia semplicemente un testo reso disponibile in formato digitale. Al contrario, ho l'impressione che ci si debba preparare a un balzo evolutivo simile a quello che trasformò il cinema in un'arte nuova, superando l'equivoco del teatro filmato. Un processo del genere riguarda gli autori, gli editori e più che altro le abitudini del pubblico, che già adesso pretende qualcosa di più da ciò che legge su un tablet. Che cosa sia questo "di più" ancora non è chiaro. Scoprirlo mi sembra una sfida emozionante».

*_ _Quanto sono compatibili, secondo te, il mondo dell'editoria e quello dell'innovazione in Italia? *

«Forse sarebbe più giusto domandarsi se il mondo dell'editoria possa ancora permettersi di non essere innovativo. O se l'innovazione possa accontentarsi di nicchie sperimentali, sottraendosi al confronto con il mercato. Ho l'impressione che, a proposito di ebook e dintorni, si corra il rischio di continuare a ripetere che "è troppo presto", fino a quando non ci accorgerà che, all'improvviso, "è troppo tardi". Certo che se nel resto del mondo anche l'editoria inizia a guardare al clouding come a una possiibilità concreta di sviluppo e perfino di narrazione, e se il clouding richiede una costante e potente connessione wi-fi, e se il wi-fi in Italia è ancora considerato un lusso da smanettoni, direi che la strada fare è molto lunga, oltre che impervia».

*Forma breve o forma lunga? Pregi e difetti del romanzo e delle novelette. *

Citazioni pericolose«Ho un debole, da sempre, per la misura della novella: più strutturata di un racconto, meno ingombrante di un romanzo. Basata su una sola idea, che però deve essere fortissima, in modo da costringere il lettore a prendere o lasciare (e l'obiettivo, si capisce, è obbligarlo a prendere). Nel Novecento la dimensione della novella è stata ideale per la pubblicazione in rivista, evolvendosi sporadicamente in romanzo breve. Oggi la collocazione a stampa è più difficile e non mi stupirei se la diffusione dell'ebook passasse anche dalla rinascita di questo genere così particolare. Prima, però, dobbiamo smetterla di barare con i caratteri tipografici, spacciando per romanzi novelle che, in un formato normale, raggiungerebbero sì e no le sessanta pagine...».

La scena italiana della narrativa: come la vedi? Il «Guardian» e un po' di stampa estera stanno dando risalto al giallo/noir italiano, in questi giorni. Ma c'è fermento vero o non c'è molto di rilevante all'orizzonte?

**** «Con tutto il rispetto per il "Guardian" e compagnia, mi sembra una scoperta un po' tardiva, probabilmente legata all'immagine da "spaghetti revolver" che il nostro Paese continua ad avere a livello internazionale. Il giallo italiano ha avuto un periodo eroico, culminato nell'ideale trilogia composta dal Pasticciaccio di Gadda, dalla Donna della domenica di Fruttero & Lucentini e dal Nome della rosa di Umberto Eco, dopo di che il testimone è passato al noir, che negli anni Novanta ha lottato con coraggio per uscire dalla ridotta paraletteraria e guadagnarsi una patente mainstream. Ora, per paradosso, accade il contrario: se non è un noir, allora non è letteratura. Non per niente, è almeno dalla metà degli anni Zero che non appare sulla scena un noir italiano capace di mutare, sia pure di poco, l'interpretazione della realtà in cui viviamo. Anche se viene assimilato al genere nelle pratiche di lettura, Gomorra è tutt'altro, nasce come inchiesta e poi si contamina con il romanzo. Può considerarlo un noir soltanto chi, in vita sua, non abbia letto altro che noir».

Consigliaci cinque autori da seguire nel 2011. E un libro da NON leggere.

Il Signor Figlio«Ah, no: i libri si leggono tutti. O, meglio, si leggono tutti i libri che si ha il desiderio o la curiosità di leggere. Per arrabbiarsi, magari, per finire a prendere a calci il volume e rimpiangere il tempo sprecato. Come ogni altro, il lettore impara dai propri sbagli, che fra l'altro non sono mai letali e assai di rado risultano irreversibili. Quanto ai consigli, Troppo umana speranza di Alessandro Mari, appena uscito da Feltrinelli, è un esordio non convenzionale, un romanzo alla Pynchon costruito con i materiali del nostro Risorgimento. C'è molta attesa, condivisibile, per la traduzione italiana di Freedom, il nuovo capolavoro di Jonathan Franzen annunciato da Einaudi. Dallo stesso editore è in arrivo una raccolta poetica di Alberto Bevilacqua, che raccomando a chi ignora (spesso per pregiudizio) l'opera in versi di uno dei più conosciuti narratori italiani. Da non perdere, a proposito di ebook e innovazione, due importanti saggi made in Usa. Il primo lo propone Bollati Boringhieri ed è Pirateria di Adrian Johns, imponente e appassionante ricostruzione delle traversie attraverso cui è passato il concetto di proprietà intellettuale dai tempi di Gutenberg a oggi. Il secondo è What Technology Wants di Kevin Kelly, uno dei fondatori di "Wired", ed è una sorprendente interpretazione umanistica del nostro rapporto con le macchine. Se non si sbrigano a tradurlo, può valere la pena di scaricare subito l'originale da uno store online».

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