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Bibliofili, lettori e screttori. Vogliamo davvero la guerra dei cyborg?

01 Feb 2011 in news (ita) | questo post è lungo 1032 parole

Ancora troppo spesso l'editoria digitale in Italia è considerata un nemico da sconfiggere e non un'opportunità da cogliere. Ciò non vale solo per i colossi del settore che temono l'indebolimento degli anelli forti della filiera, in primis la distribuzione. Accanto ai curiosi e agli entusiasti, ci sono lettori che guardano agli ereader con sospetto e si tengono ben stretti i loro volumi cartacei – quasi che qualcuno voglia portarglieli via. Una delle ragioni è che l'amante del libro è qualcosa di più di un lettore, come dimostra l'emblematico intervento di Salvatore Nigro andato in onda il 23 aprile 2007 su Fahrenheit, di Radio 3:

“Con il libro ho un rapporto erotico. Indugio nei preliminari. Lo scarto. Strappo il cellofan. Accarezzo la copertina, e sento un languido formicolio nella mano. Mi eccito terribilmente, se il libro è intonso. Taglio le pagine, lentamente. È come se sfogliassi una rosa. Mi piacciono le barbe dei libri. Ne raccolgo i pilucchi. Li annuso. L’odore della carta è afrodisiaco. Non meno dell’odore dell’inchiostro. Ogni libro ha un suo aroma. Un suo particolare richiamo. Il corteggiamento ha esaurito le sue risorse. Entro nel libro. Inizio a leggere.”

Se è di feticismo che vogliamo discutere, l'iPad non manca certo di appeal erotico. Solo che quando il feticcio è tecnologico, si parla di feticismo consumista o fetish capitalism.

Come spesso accade, però, le barricate servono a farci sentire più sicuri, non certo a guardare lontano. Tutte le pregiate caratteristiche che siamo abituati ad apprezzare nel libro di carta non verranno mai svalutate, ma se la più importante è quella che lo identifica come un veicolo per la lettura, è ormai evidente che l'ebook sarà sempre più competitivo, come i lettori forti hanno già capito.

Il punto, però, è un altro. La rivoluzione digitale, per quanto sbalorditiva, non è di certo la prima che l'editoria si è trovata ad affrontare. È soltanto una delle tante “rivoluzioni dei media” che si collocano in un processo tutto sommato continuo, come ci spiega Derrick de Kerckhove nel saggio La mente accresciuta: non è affatto detto che il passaggio dalla pergamena al libro sia stato meno traumatico (ci scherza sopra la televisione norvegese con la clip “Medieval Helpdesk”), anche se lo schermo introduce un elemento di forte innovazione:

“Leggere allarga la mente, senza dubbio, ma l’ampliamento avviene dentro la testa. Lavorare al computer implica che quasi tutta l’elaborazione mentale, che riguardi testi, immagini o suoni, si sposta fuori dalla propria testa. L’interattività è una condizione, non un’opzione. (…) Il nostro rapporto con lo schermo è molto complesso, è un rapporto in cui a tutti gli effetti una grande quota delle nostre funzioni cognitive viene data in delega.”

Il lettore nativo digitale è quindi uno 'screttore' (dall'originale 'wreader', crasi di writer _e _reader):

“qualcuno che non è capace di leggere nulla senza al contempo scrivere. Interagire con il materiale è d’obbligo. (...) Deve calarsi nella materia e lavorarci da dentro. È abituato a operare in gruppo, in squadra, è multi-tasking, vuole toccare con mano, e realizza fuori dal suo cervello, su uno schermo, tutto quello che un 'immigrato' come me era stato abituato a fare dentro.”

Lo screttore ha con lo schermo un rapporto che lo avvicina sempre di più al concetto di cyborg definito da Thierry Crouzet nel suo saggio La strategia del cyborg:

“Il cyborg non è né umano né macchina, espande la macchina verso l'umano e l'umano verso la macchina, confonde i confini tra i generi”, anche se “è indefinibile, è elastico. Non esiste una natura umana più di quanto non esista una natura da cyborg”.

Vogliamo davvero che sia una guerra, quella tra lettori cartacei e screttori, tra umani e cyborg? O è possibile pensare a una pacifica convivenza, una volta ridefiniti i ruoli?

Un luogo letterario significativo del rapporto controverso che si può instaurare con il libro di carta nell'era digitale è Il deposito di Alessandro Zaccuri. Attorno al volume cartaceo, alla sua celata venerazione come al suo isterico esorcismo, si concentrano tutte le fobie ipocondriache di una società schizofrenica. I libri sono considerati minacce batteriche da sterilizzare, da ricondurre a uno standard omologato e da tenere sotto vetro, per questo ad ogni famiglia è consentito di conservarne un numero limitato:

“Restava da risolvere il problema principale, che riguardava il destino dei libri in eccesso. (…) Finché uno studio di architettura danese non presentò la planimetria del Deposito. Più che un edificio, era un’esperienza, scandita in momenti diversi e organizzata su livelli non congruenti. Il fascino dell’idea stava nel fatto che ciascun adattamento poteva procedere in modo del tutto libero, obbedendo in realtà a una serie illimitata di varianti già previste all’interno del piano. (…) Quello che nessuno voleva ammettere, in effetti, era che ogni Deposito era ingovernabile.”

Il libro è al centro dell'ispirazione narrativa anche dei due racconti di Maximo Chehin, come ha approfondito Julieta Lionetti nella sua intervista. Ne L'ultimo cerchio, attorno a un volume cartaceo verte il dilemma tra conservazione e rivoluzione, tra tradizione e progresso; Il cielo sotto i piedi, che potete leggere insieme al primo, è addirittura ambientato in una tipografia e ha come protagonisti un pezzetto di carta antica e inquietanti premonizioni... Dobbiamo fidarci della carta? O vogliamo a tutti i costi fidarci della carta? Non solo il libro cartaceo è protagonista di molti ebook; Gino Roncaglia, nel suo La quarta rivoluzione, cita un racconto di Ernst T.A. Hoffmann, La scelta della sposa, che narra di come l'accanito lettore Tusmann riceva in dono un libro magico, in grado di mutarsi ripetutamente in qualsiasi libro il suo proprietario desideri:

“Il libro fatato trovato nel proprio scrigno dal segretario di cancelleria Tusmann rappresenta il sogno di ogni bibliofilo. Grazie ad esso, Tusmann ha a disposizione la più ricca biblioteca del mondo, e può portarla sempre con sé. Il libro elettronico promette al proprio lettore meraviglie assai simili al vero e proprio 'libro universale' immaginato da Hoffmann.”

In conclusione, il passaggio al digitale non è un salto nel vuoto e nemmeno un tradimento del cartaceo. I lettori più appassionati sapranno cogliere il meglio da tutte le esperienze di lettura, quelle più tradizionali e quelle più tecnologiche. L'importante, alla fine, è avere abbastanza tempo per leggere...

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