Speciale!


Ti presento Rhys Hughes

04 Mar 2011 in news (ita) | questo post è lungo 354 parole

Consueto appuntamento in cui presento le nuove uscite e cerco di spiegare perchè le ho scelte. Come al solito, prendila con beneficio di inventario: in fondo è l'oste che parla del suo vino.

Rhys Hughes«Meno di un fantasma su dieci si avvale delle scale»

Lui ama definirsi un absurdist, ma è un'etichetta che a mio parere si presta poco a descriverlo. Almeno, io quando la leggo o la sento sono sempre portato a pensare a qualcosa di meno poliedrico e strutturato. In ogni caso, nel mio scaffale mentale, io preferisco collocarlo (come hanno fatto altri) tra Borges e Calvino, tra la tradizione del realismo magico e il fioretto dell'ironia.

Il disgregatore astrale - Rhys HughesSe hai letto Il Disgregatore Astrale, probabilmente ti aspetterai anche dal Festival dei Fantasmi un'ambientazione poetica, scanzonata e ricca di invenzioni sorprendenti. Ma non è così. Nel Festival le invenzioni -ovviamente- ci sono, ma restano ben incastrate in una narrazione tanto forte e sofisticata, quanto di impronta più tradizionale.

La presenza dei fantasmi, gli elementi soprannaturali, i colpi di scena: tutto è inserito in una generale assenza di stupore, con uno straordinario uso dello straniamento. Rhys ci immerge talmente bene nella storia che non percepiamo affatto meno reali i _non-morti _che alludono alle loro tecnologie di amplificazione. O  non ci meravigliamo se il pozzo (magico?) «viene usato di rado, ma è sottoposto a rigorosa manutenzione, a norma di legge». Così come non ci sembra irreale tutto il setting, che invece attraversiamo trascinati dalla suspense. E sentendo quasi sulla pelle l'atmosfera cupa e dark.

Il Festival dei FantasmiE persino l'idea di fondo della novelette, il [time travel](http://en.wikipedia.org/wiki/Timetravel)_, raccoglie la lezione del realismo magico. Hughes regala una fisica materiale alla metafora ("incarna la metafora" come ha detto Rosalba Campra del dittatore mostruoso dell'Autunno del Patriarca).

E così il protagonista si muove nello spazio, «torna indietro nel tempo fino al principio di tutto», scendendo fisicamente scale e livelli di un'oscura caverna.

Insomma, proprio niente a che fare con mantelli bianchi e ghostbusters. E nemmeno con i castelli scozzesi che magari ti vengono in mente se leggi il titolo.

Anzi, è proprio tutta un'altra storia.

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