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L'apprendista libraio 2.0

28 Apr 2011 in news | questo post è lungo 411 parole

Quando ero all'università il mondo era molto differente. Non che fosse tanti anni fa, mi sono laureato nel '93. Ma all'inizio degli anni novanta, vivendo in provincia, dovevo andare a Napoli a comprare i testi universitari (o qualsiasi libro che non fosse mainstream). In provincia, semplicemente, la coda lunga non esisteva. E nelle librerie c'erano solo i libri che avevano maggior probabilità di essere venduti.

A Napoli, a Mezzocannone, c'erano un sacco di librerie. Il modello Feltrinelli (tu che passeggi tra pile di libri e li scegli) ancora non aveva preso piede e c'era ancora la figura del libraio. In alcune di queste librerie non potevi nemmeno entrare. Lo spazio era un costo e i libri erano impilati fin davanti la porta. Ti affacciavi e chiedevi: "Ce l'hai questo?" oppure "Che mi consigli?".

Il libraio, detto in termini di oggi, era un mediatore. Conosceva i libri che vendeva e con due domande ben assestate sapeva consigliarti cosa comprare. Di fronte all'information overload dei tanti titoli pubblicati, era una guida. Un po' come il critico, quando il suo ruolo (nel mondo di ieri) veniva preso sul serio.

Oggi, in tempi di 2.0 avanzato e di grammatica culturale che cambia, mi sta succedendo una cosa strana. Da direttore editoriale di 40k, che però è un direttore editoriale connesso su tanti social network, mi trovo frequentemente a parlare con i nostri lettori. E spesso mi trovo a fare come il libraio di quei tempi andati: ho un'idea dei gusti della persona e gli/le consiglio questo o quel titolo. Certo, è sempre l'oste che parla del suo vino, ma il senso della mediazione è intatto: noi conosciamo i libri che pubblichiamo e questa conoscenza è un valore che forse potrebbe essere messo a disposizione dei lettori.

Tra l'altro, poiché la prospettiva da editore ha uno spettro più ampio dei gusti personali, non c'è solo il mio consiglio: c'è quello di ognuno dello staff che può essere messo in valore. Ed è forse un modo per rispondere alla grande domanda che i dibattiti internazionali si stanno ponendo: Should Publishers Do More to Interact with Readers Face-to-face?

Così mi piacerebbe trovare un modo per dare ai lettori la possibilità di chiederci: "Ehi, editore, quale dei tuoi libri mi consigli, conoscendo i miei gusti?". Gli strumenti non ci mancano, forse serve solo la capacità di superare schemi predefiniti, di abbandonare il vecchio modo in cui le cose funzionavano. Noi ci pensiamo, tu -se hai suggerimenti- facceli conoscere.

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