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Guardati allo specchio mentre vai in pezzi

25 May 2011 in news (ita) | questo post è lungo 320 parole

Quando ho capito che quella che stavo leggendo era l'ultima parola di Piaceri Vicari di Jacob Appel ho imprecato. E non ho imprecato perché era così bello che non volevo che finisse mai.

Ho imprecato perché Appel è riuscito a trasformarmi in una corda tesa, a insinuarsi sempre di più nelle mie angosce, a provocarmi fino alla più intima delle mie paure, e poi mi ha lasciato lì, terrorizzata e insoddisfatta.

Come prima cosa, mi sono accanita sulla struttura narrativa, quella più facilmente controllabile: non c'è un finale.

Ma più rimuginavo, più mi si chiariva che il nervo scoperto di Piaceri Vicari non è l'assenza di un finale nella storia, ma l'assenza di una soluzione nella vita.

Jacob Appel non è uno scrittore edificante e Piaceri Vicari non è un racconto edificante.  Ti prende, ti sbatte davanti a uno specchio, ti costringe a guardare la parte più spaventosa di te finché il tuo io non si infrange in mille schegge di vetro.

Quando ho capito questo, che non è facile da ammettere, ho capito che Piaceri Vicari può essere giudicato levigandone la portata distruttiva e concentrandosi sulla brutalità con cui si chiude, oppure può essere ammirato come un non finito michelangiolesco, che mostra la materia irrazionale senza di cui nessuna forma esisterebbe.

GUARDATI ALLO SPECCHIO MENTRE VAI IN PEZZI

Dai un ultimo sguardo ai tuoi sogni, stanno per andare in pezzi come la tua immagine in uno specchio infranto.

Piaceri Vicari è un racconto spiazzante dalla portata emotiva profonda e dalla vena psicotica.

Vicky è una ragazzina innamorata che si crogiola nelle sue fantasie facendo da babysitter alla sorellina di Jeff,  il ragazzo che ama. L'incontro fatale con Margot Durant, una strana signora dal comportamento inquietante, costringerà le due donne a guardarsi una nell'altra e a scavare in se stesse, fino all'orrore di scoprirsi identiche.

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