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Una storia scritta col rosso del sangue

20 Oct 2011 in news | questo post è lungo 317 parole

A Whitechapel, polveroso sobborgo londinese, ci sono più topi che persone. E di persone ce ne sono tante, ammassate tra vecchi edifici e strade buie. Rifiuti e cattivi odori accompagnano i passi disperati di un'umanità che ha perso ogni speranza. Whitechapel è un posto in cui le levatrici praticano aborti e le prostitute muovono l'economia. Un posto in cui ci sono abbastanza mazze e coltelli da giustificare la paura. E la difesa.

Gli abitanti nascono, vivono e muoiono lì, spesso senza uscirne mai. "A Londra", si raccontano tra loro nei pub decadenti, "ci hanno dimenticati".

Finché un giorno comincia la serie di delitti più efferata della Storia e Whitechapel si tinge del rosso del sangue. Cadaveri di donne -prostitute esili e giovani- vengono trovati orrendamente mutilati, con gli organi estratti e disposti in ordine accanto ai giovani corpi senza vita.

È l'8 settembre del 1888. Theodore Roosevelt è nella capitale inglese per un ciclo di conferenze. La polizia, nel panico per le voci di intrighi e complotti, è preoccupata dall'idea di una sollevazione popolare. A corto di soluzioni, un investigatore si rivolge all'americano chiedendo il suo aiuto. E il giovane politico si lascia convincere e accetta. Ma decide di fare a modo suo.

Così Roosevelt -che negli anni successivi sarebbe stato prima Capo della Polizia di New York e poi Presidente degli Stati Uniti- abbandona il suo albergo di lusso per stabilirsi a Whitechapel.  Il suo destino e quello di Jack lo Squartatore finiranno per incontrarsi.

Mike Resnick, l'autore più premiato al mondo, si confronta con il serial killer più famoso di sempre. E lo fa costruendo una trama ricca di allusioni e di accenni alle teorie che hanno sempre circondato la fama di Jack lo Squartatore. Ma la sua versione della Storia è anche profondamente umana e -in un certo senso- politica.

"Redchapel" (Novella, 11,600 parole) è stata candidata a diversi premi, tra cui il prestigioso Hugo Award.

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