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Pillole contro la crisi

01 Dec 2011 in news | questo post è lungo 1186 parole

In Viaggio nella grande crisi le grandi firme de La Stampa ci spiegano il difficile periodo economico in cui ci troviamo attraverso una raccolta di approfondimenti di qualità.

"Come è nata la crisi? Come si è evoluta e sviluppata negli anni? Mario Calabresi e Francesco Guerrera raccontano le radici della crisi nata in America con il crollo del mercato immobiliare e i mutui subprime, Francesco Manacorda e Gianluca Paolucci analizzano come la crisi ha contagiato l'economia mondiale, Tonia Mastrobuoni e Marco Sodano l'Europa e i Pigs. Maurizio Molinari ci riporta in America e spiega le mosse di Obama per gestire la crisi, Francesco Guerrera ci racconta come l'America vede l'Italia e Marco Alfieri analizza l'economia italiana."

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Ecco le pillole, estratte direttamente dall'ebook.

*Le radici della crisi. * Florida, il "paziente zero" del contagio arrivato fino a noi.

» Mario Calabresi

Se Claudia avesse continuato a fare la fotografa e non si fosse messa a comprare appartamenti con vista sulla baia di Miami, Mario Monti oggi sarebbe ancora un professore e non il Presidente del Consiglio italiano. La scintilla che ha acceso la grande crisi economica globale non parte da New York nel settembre del 2008, con il fallimento della banca d’affari Lehman Brothers, ma da Miami quasi due anni prima, quando, nel disinteresse e nell’incredulità generale, comincia a scoppiare la bolla immobiliare che avvelenerà le banche di tutto il pianeta.

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Quando Lehman fu lasciata morire "Siamo tutti figli di quel weekend"

» Francesco Guerrera

Lehman Brothers, una delle più grandi banche d’affari del mondo, con 25.000 impiegati e operazioni in 84 paesi, era sull’orlo di una bancarotta che avrebbe cambiato il corso della storia contemporanea. Nel corso di un weekend straordinario, un piccolo gruppo di uomini (donne non ce n’erano) asserragliati in un ufficio sulla punta di Manhattan prese decisioni che ebbero ripercussioni sulla vita di milioni di persone e rivoluzionarono la finanza mondiale.

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I tormenti dell’euro sotto assedio Cosa rischia un continente diviso

» Stefano Lepri

No, nessuno aveva previsto che la crisi scoppiata nella finanza mondiale, innescata soprattutto dalle banche degli Stati Uniti, tra il 2010 e il 2011 si sarebbe concentrata sull’unione monetaria europea. L’Europa continentale non è in alcun modo la causa né l’origine dell’instabilità finanziaria che continua a scuotere il mondo. La recessione del 2009 l’ha colpita all’incirca quanto il Nord America; il suo welfare, tanto criticato prima della crisi da chi in nome del modello americano lo vedeva come un impaccio alla competitività, ha meglio protetto i suoi cittadini. In nessuno Stato d’Europa i conflitti sociali si sono inaspriti quanto negli Usa, dove i disoccupati sono assai più numerosi.

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Occidente, torna a crescere Un declino che parte da lontano

» Mario Deaglio

Non si tratta di innocui primati statistici. Le multinazionali dei paesi emergenti continuano a fare acquisti, grandi e piccoli, di imprese, marchi, tecnologia; la capitalizzazione delle Borse asiatiche è pari a circa un quarto di quella mondiale (un raddoppiamento della quota in meno di dieci anni, nello stesso periodo, per contro, gli Stati Uniti hanno perduto circa un terzo della loro quota) mentre dai paesi ricchi proviene ormai meno della metà della produzione industriale del pianeta. La supremazia occidentale vacilla in una serie molto ampia di aspetti della vita, dallo sport alla cultura, nei quali era finora indiscussa.

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<!-- more -->“Pigs”, come si diventa maiali d’Europa Squilibri finanziari e acronimi umilianti

» Tonia Mastrobuoni

La Grecia è universalmente nota come la “g” dell'acronimo Pigs o Piigs, il modo sprezzante tra gli analisti e i commentatori di definire i Paesi più deboli, indebitati e in qualche caso inaffidabili d'Europa. La traduzione è “maiali”. All'inizio del 2010 una lettera interna della banca britannica Barclays fece rapidamente il giro delle redazioni europee suscitando una certa ilarità. Intimava ai propri analisti di “non utilizzare l'acronimo Piigs in alcuna comunicazione scritta. Meglio scrivere la sigla per esteso e dire: il Portogallo, l'Italia, l'Irlanda, la Grecia e la Spagna”. Ma per gli anglosassoni era come dire: non utilizzate una sigla offensiva ma universalmente nota per chiamare le cose col loro nome. "Ceci ne sont pas des pigs", questi non sono pigs, avrebbe detto forse Magritte. Ed è noto che il pittore belga fosse serio: il famoso quadro rappresentava l’immagine di una pipa, non la pipa stessa. “Provate a metterci il tabacco”, tagliava corto.

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“Salvate le banche” Gli istituti di credito e le falle di Eurolandia

» Gianluca Paolucci

106 miliardi di euro. Tanti ne servono secondo l'Eba, l'Autorità europea di vigilanza sul sistema bancario, per ricapitalizzare le banche del vecchio continente e metterle in sicurezza in vista dell'inevitabile default controllato della Grecia. È più o meno la stessa cifra (110 miliardi) negoziata dal premier Georges Papandreou nel maggio 2010 per il salvataggio di Atene, al prezzo di una politica economica di rigore che ha portato ulteriore recessione, scontri di piazza e non ha di certo risolto il problema del debito del Paese.

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Tanti nani, troppe tasse, pochi giganti Le imprese italiane e la crisi

» Marco Alfieri

Finora gli italiani si sono adattati alla lunga emergenza intaccando la mole di risparmi messi da parte negli anni d’oro. Per questo la crisi si avverte meno in superficie. La ricchezza privata delle famiglie italiane è robusta (8.600 miliardi), vale quasi sei volte il Pil di un anno e cinque volte e mezzo lo stock del debito pubblico. Modificando alcune tipologie di consumo, accorciando le ferie, lavorando un po’ (troppo) in nero, spalmando le spese e sfruttando la cassa integrazione che ha attutito la moria di occupati (la disoccupazione all’8,5% è più bassa della media europea), il sistema finora ha retto. Ma per quanto si potrà continuare con l’aggiustamento al ribasso se non si ricomincia a crescere?

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Tra Doom e Boom Dialogo sul mondo che verrà

» Gianni Riotta

– Buongiorno signorina Doom, come va? – Malissimo signor Boom, come dovrebbe andare? La crisi dell’euro semina vittime da Atene a Roma. La disoccupazione Usa poco sotto il 10% costerà le elezioni a Obama. La Cina investirà la sua ricchezza nella spesa militare, si scontrerà con l’India. Il Pakistan e l’Afghanistan dovranno schierarsi, il Vietnam starà dall’altra parte, con gli americani stavolta, pensi un po’. Tra crisi e guerra vengono tempo bui. – Lei è, come al solito, troppo pessimista cara signorina Doom.

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