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La svalutazione e altri miti sul prezzo del libro

05 Sep 2012 in idee trovate in giro | questo post è lungo 269 parole

"Una conseguenza naturale dello scrivere libri con lo scopo di venderli (e trarne profitto) è che autore ed editore - a volte entità distinte, a volte no - tendono a pensare ai libri come se avessero un valore economico intrinseco. In altri termini, se vendere libri è il vostro mestiere, avrete la tendenza ad associare loro un prezzo "ragionevole". Cosa consideriate ragionevole dipende da diversi fattori, tra cui la lunghezza e il genere, la percentuale di guadagno che avete sul prezzo di copertina, e quale sembra essere il prezzo di mercato per titoli simili. Ma la questione di fondo è che qualunque sia il prezzo che stabilirete, è facile che vi ci affezioniate. Non so dirvi quante volte mi sia successo di pensare "questo libro vale almeno [mettete qui il prezzo], accidenti, e NON intendo svalutarlo facendolo costare meno di così."

Ma indovinate? Ogni volta che ho fatto questo ragionamento mi sbagliavo. Oh, certo, forse non mi sbagliavo nel pensare che valesse tanto agli occhi di chi conosce già e apprezza i miei libri. I miei fan potrebbero anche dire che è un vero affare, a quel prezzo. Ma se non ci sono abbastanza lettori che intendono pagare quella cifra per leggerlo, specie se già non mi conoscono, ho un serio problema. Più mi arrocco sulle mie posizioni e rifiuto di essere flessibile sul prezzo, più mi accorgo che per i lettori sarà impossibile scoprire il mio libro. Meno lettori lo acquisteranno, maggiore sarà l'oscurità che lo avvolge. Più sto nell'oscurità meno soldi farò, e non importa che prezzo io abbia fissato."

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