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Lego mania

07 Feb 2014 in storie | questo post è lungo 431 parole

Alex Eylar, un ragazzo di soli 21 anni di Oakland, California, ha ricreato in modo spettacolare famose scene di film con i mattoncini Lego.

“Sono un fanatico di cinema e quando ero piccolo tutti avevano un grande secchio di Lego o conosceva qualcuno che lo aveva. Ho iniziato a raccogliere Lego quando avevo circa cinque anni e la collezione ha continuato a crescere fino liceo. Ora ho circa 30.000 pezzi.”

Eylar, che sta studiando per il suo Master in sceneggiatura alla Chapman University di Orange, dice che è la fotografia la parte del lavoro che gli prende più tempo, perché ha bisogno di ottenere gli effetti giusti. Comporre le scene per lui è più facile.

Il successo di Lego è spesso considerato un fenomeno misterioso per chi non fa parte della community di appassionati, ma è anche uno dei grandi classici che Chris Anderson cita sempre quando spiega la coda lunga: almeno il 90 per cento dei prodotti Lego non è reperibile nei negozi tradizionali, ma è disponibile soltanto su catalogo e online, dove i costi di inventario e distribuzione sono molto più amichevoli nei confronti dei prodotti di nicchia.

Non solo: Lego è circondata da una costellazione di aziende simili (ad esempio BrickArms, BrickForge e Brickstix, aziende di makers), le quali producono di tutto, dai personaggi su misura agli adesivi per personalizzare i pezzi ufficiali Lego, e  rappresentano un ecosistema complementare attorno al gigante danese, a cui risolvono due problemi.

Primo, realizzano prodotti che non venderebbero abbastanza esemplari per gli standard della multinazionale, ma che i clienti più esigenti comunque desiderano:

“Gli imprenditori che navigano attorno alla nave ammiraglia Lego riempiono, tutti insieme, i vuoti di mercato, consentendo al colosso di continuare a concentrarsi sui campioni di vendite che le sue dimensioni richiedono.”

Secondo, offrendo prodotti particolarmente apprezzati dai bambini più grandi, le aziende come BrickArms li mantengono nel mondo Lego per qualche anno in più della media, dagli otto o dieci anni. Tutto ciò aumenta le possibilità che questi clienti trasformino un passatempo sporadico in un’autentica ossessione, che magari persiste fino all’età adulta.

“E così Lego chiude un occhio di fronte a questo sciame di aziende, create dai fan, che le ruotano attorno, purché non infrangano le normative sul marchio e includano avvertenze sul fatto di tenere i giocattoli appuntiti o molto piccoli fuori dalla portata dei bambini.”

Tra le mosse particolarmente smart della strategie di Lego è da citare quella degli accordi di licenza, che ha permesso all'azienda di riprodurre personaggi come Batman e Darth Vader: ne ha appena parlato Wired.

E voi, "giocate" con i Lego?

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