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Fuggire dalla fuga narrativa

11 Feb 2014 in storie | questo post è lungo 270 parole

È come quando ci sentiamo brutti e ci aspettiamo che tutti ci trattino da brutti. Finiamo per comportarci da brutti. Alle piccole comunità succede lo stesso. Se manca la fiducia, l’autostima, se ci si racconta per il peggio, difficilmente verrà fuori il coraggio per fare cose belle. Se vuoi approfondire, qualche anno fa pubblicammo questo librino di Tom, che ti spiega in maniera bella -e su base scientifica- come questo accade. Il nostro cervello ci crea il contesto in cui prendiamo le decisioni raccontandosi delle storie. E, ci avvisa Tom, dobbiamo imparare a vivere le storie che ci raccontiamo noi e non quelle che ci impongono gli altri. Io banalizzo, ma è una lettura illuminante e appassionante: La Fuga Narrativa. (@gg su Bookcafe)

La fuga narrativa di Tom Stafford

Il saggio di Tom Stafford ci spiega come raccontare storie non sia soltanto un'attività ludica, né un disinteressato gesto artistico, bensì la funzione attraverso cui la mente umana conferisce significato al mondo.

Spaziando tra gli esperimenti in cui si mettono alla prova le scelte morali e le dinamiche pseudo-moraliste dei film holliwoodiani, Stafford sottolinea come siamo posti spesso di fronte a mondi che solo in apparenza sono multidimensionali, mentre in realtà ci costringono a muoverci all’interno di caselle predefinite. Una lezione quanto mai attuale, in un mondo di imbonitori ed “esperti della comunicazione”, il cui compito è in pratica quello di imporci la loro narrazione e convincerci che sia l’unica possibile.

Se immergersi in un racconto è come sprofondare in uno stato ipnotico, Stafford ci propone una via di fuga dalle trappole dei cantastorie manipolatori. Usatela anche per fuggire dalla fuga narrativa...

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