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Il pirata e la salita: Pantani 2004-2014

13 Feb 2014 in storie | questo post è lungo 1079 parole

Il 14 febbraio 2004 Marco Pantani fu trovato morto nella stanza D5 del residence "Le Rose" di Rimini. L'autopsia rivelò che la morte era stata causata da un edema polmonare e cerebrale, conseguente a un'overdose di cocaina.

A dieci anni dalla scomparsa Sandro Bocchio, giornalista di TuttoSport e autore della nostra collana Immortali - Storie di campioni ricorda il pirata.

Corri più veloce del vento
il vento non ti prenderà mai
corri ancora adesso lo sento
sta soffiando sopra gli anni tuoi.
Dammi la mano fammi sognare
dimmi se ancora avrai
al traguardo ad aspettarti
qualcuno oppure no

L'ultima salita - I Nomadi

Saliva sulle montagne trascinato dai tifosi, una massa di persone che arrivava di notte e ripartiva di notte. Lo faceva per incitarlo, per toccarlo, per sostenerlo. Saliva sulle montagne e, spesso, arrivava solitario. Perché nessuno ha saputo essere come Marco Pantani, nessuno ha potuto essere come Marco Pantani. C'era chi si arrampicava con passo costante, c'era chi aspettava l'ultimo istante per staccare i compagni-rivali. Lui no.

Un'accelerazione dopo l'altra, una frustata dopo l'altra perché, come raccontava, «quando scatto cerco di distruggere psicologicamente i miei avversari, che non sanno mai fin dove posso arrivare».

Romagnolo di pianura nato a Cesena, Pantani si rivela nel 1994: al Giro d'Italia vince due tappe (ovviamente in salita), mentre al Tour de France si classifica terzo. Ha ventiquattro anni, ha ancora un accenno di capelli. Viene considerato la nuova speranza del ciclismo italiano, lui comincia a fare i conti con i colpi del destino. Apre e chiude il 1995 finendo due volte contro un'auto: il primo incidente gli fa saltare il Giro, il secondo ne mette a rischio la carriera, dopo aver appena conquistato il terzo posto al Mondiale in Colombia. Frattura di tibia e perone, resta fermo cinque mesi.

Il recupero è lungo, lui torna grande nel 1997, dopo essere volato fuori strada al Giro per colpa di un gatto che gli ha attraversato la strada nella discesa del Valico di Chiunzi. Al Tour sa regalare spettacolo, si è trasformato nel Pirata: la testa - rasata - è coperta dalla bandana, al lobo è comparso l'orecchino. E come un filibustiere, esalta le ciurme. All'Alpe d'Huez non vince, domina. Il 19 luglio chiude la salita in 37 minuti e 35 secondi, nessuno era mai mai stato capace di andare così veloce. Non riesce ad arrivare a Parigi con la maglia gialla perché Jan Ullrich è (molto) più rapido di lui nelle cronometro, e se ne scoprirà il motivo quando sarà coinvolto nell'Operació Puerto, che avrebbe fatto luce sulle pratiche dopanti. Ma è un appuntamento soltanto rimandato nel tempo perché, nel 1998, le montagne regalano a Pantani una doppietta storica. A Gianni Mura che gli chiede perché vada così forte in salita, lui replica: «Per abbreviare la mia agonia».

Vince il Giro d'Italia tenendo lontano Pavel Tonkov, trasforma il Tour in un racconto epico riprendendosi la rivincita su Ullrich, che si era illuso del bis nella prima parte della competizione. La tappa che porta a Les Deux Alpes è una di quelle che piace raccontare: pioggia battente, freddo, folla e follia. Pantani parte e, salita dopo salita, lascia il tedesco a oltre nove minuti. Sul volto del Pirata è comparso anche il pizzetto, la trasformazione è completa: un italiano torna a vincere la Grande Boucle trentatré anni dopo Felice Gimondi.

Dalle montagne, però, si può anche cadere rovinosamente. A Pantani accade il 5 giugno 1999, a due tappe dalla fine di un Giro che sta dominando. Esce dall'albergo di Madonna di Campiglio scortato dai carabinieri, un controllo sul sangue ha rivelato un valore dell'ematocrito del 52% quando il limite massimo per poter gareggiare è fissato a 50%. Si parla di Epo, Pantani viene sospeso per quindici giorni, la Mercatone Uno-Bianchi - la sua squadra - si ritira dalla corsa. È l'inizio della fine.

Salta il Tour de France, pur se i termini della sospensione sono scaduti. Rientra in tono minore al Giro del 2000, mettendosi lui al servizio di un capitano, Stefano Garzelli. Ritrova i suoi scatti al Tour, quando il 13 luglio sul Mont Ventoux chiude davanti a Lance Armstrong. Con poca eleganza il texano dichiara di aver concesso al rivale di vincere, non ripete le stesse parole tre giorni dopo, quando Pantani lo lascia dietro a Courchevel dopo una serie ripetuta di attacchi, stimolati anche dalla rabbia. Il 17 luglio il romagnolo si ritira: per dissenteria ufficialmente, ma il passaparola è già al lavoro. Pantani viene posto al centro di mille sospetti, finisce sotto processo ed è assolto perché «il fatto non è previsto come reato», con riferimenti alla presunta assunzione di Epo: la legge antidoping viene infatti varata proprio nel 2000.

Ma non è questo che conta. Conta, piuttosto, che Pantani si sia perso per strada. Mura lo considerava «uno disperso in guerra».Uno di cui si preferiva non avere notizie piuttosto che sapere che cosa gli stesse capitando. Il romagnolo prende parte un'ultima volta al Giro d'Italia del 2003, ma è una lontana immagine di ciò che aveva saputo essere. A giugno entra in una clinica veneta specializzata nella cura della depressione e della dipendenza dall'alcol. È sempre più solo, come solo lo trovano la sera del 14 febbraio 2004, nel residence Le Rose di Rimini: morto per un'overdose di cocaina che ha provocato un doppio edema, polmonare e cerebrale. Una morte dai contorni misteriosi ancora oggi, quando sono passati dieci anni.

Il referto medico dice che non si è trattato di una fine cercata e voluta, pur se la dose della droga era sei volte superiore a quella sufficiente per mandare uno in overdose. L'esame autoptico regala un'ultima sorpresa, quando il professor Giuseppe Fortuni sottolinea di aver trovato il midollo osseo in condizioni normali: «Vuol dire che tutto questo uso di Epo non c'è stato, altrimenti i danni sarebbero stati evidenti».

Un ultimo tributo glielo concede l'albo d'oro del Tour de France, con quel "buco nero" tra il 1998 di Marco Pantani e il 2006 di Oscar Pereiro: sono le sette edizioni vinte da Lance Armstrong, cancellate dopo aver ammesso di aver ricevuto un importante aiuto da sostanze illegali. «Così facevano tutti», l'ultima difesa dello statunitense. Ma, qualcuno, evidentemente di più.

Cerchi questo giorno d'inverno
il sole che non tramonta mai
lo cerchi in questa stanza d'albergo
solo e sempre con i tuoi guai.
Dammi la mano fammi sognare
dimmi se ancora avrai
al traguardo ad aspettarti
qualcuno oppure no

L'ultima salita - I Nomadi
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