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Azzardopoli 2.0

09 Mar 2014 in attualità | questo post è lungo 240 parole

Gli sbranati hanno mille volti. Quello in lacrime del ragazzino che, a Barano d’Ischia, brucia tutto al poker on line, lascia un biglietto alla mamma e vola giù, nel piazzale di una chiesa. Quello sconvolto della coppia di Roma che la mattina alle sei parcheggia davanti alla sala slot, molla in macchina il figlio e quando vede spuntare i carabinieri si stupisce. «Ma come, sono già passate sei ore?». E ancora: quello sorridente del ragioniere di Ferrara, trentotto anni, una pistola spianata di fronte al cassiere della banca. Aveva bruciato gli ultimi 2500 euro un paio d’ore prima.

Eccolo, il popolo dell’azzardo. Malato di macchinette, divorato dai debiti, stravolto dalle bugie. Con i suoi 76,1 miliardi di euro di fatturato (sedici volte il business annuale di Las Vegas) il gioco è diventato la terza impresa d’Italia: il settore offre lavoro a 120mila addetti e muove gli affari di 5mila aziende. Grandi e piccole. Ma la scommessa non paga perché, a fronte di una spesa che sale senza sosta, le entrare restano sostanzialmente fisse. Non paga perché i costi per recuperare gli sbranati sono altissimi. Non paga perché il banco vince. Sempre. L’ebook di Giuseppe Bottero, 31 anni, giornalista de La Stampa, racconta il Paese del gioco, le nuove frontiere dell'azzardo - dagli smartphone ai tablet - e raccoglie le voci degli esperti e quelle di volontari e amministratori che hanno provato a interrompere la spirale negativa. Tutto in Azzardopoli 2.0.

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